la mielopatia degenerativa

Indice argomenti

 

    LA MIELOPATIA DEGENERATIVA

La mielopatia degenerativa DM è una malattia degenerativa del midollo spinale, assimilabile alla SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) umana. Il paziente colpito inizia a manifestare debolezza del treno posteriore e incoordinamento degli arti posteriore, che nel corso della malattia sfocerà in una completa paralisi degli stessi.

 Alla base della patologia sono state identificate due mutazioni genetiche (SOD 1 e 2) a carico di un enzima, la Superossidodismutasi, che in condizioni normali distrugge e controlla la quantità di radicali liberi presenti nell’organismo, contrastando l’infiammazione e l’invecchiamento cellulare.

L’espressione di queste mutazioni genetiche è stata classificata come: autosomica recessiva a penetrazione incompleta. Si suppone infatti che oltre all’aspetto ereditario (indispensabile per il manifestarsi della malattia), possano influire sulla espressione del gene con-cause immunologiche, metaboliche, nutrizionali, ossidative e citotossiche.

Negli ultimi anni, il controllo sulla DM e’ incentivato da alcuni club di razza, tramite test genetico sui 2 differenti esoni. Gli esiti di tali test devono dare indicazioni in merito all’ accoppiamento , ma non intendono escludere soggetti dalla riproduzione, onde evitare il restringimento del pool genetico che provocherebbe danni irreparabili per la razza.

Si sottolinea ancora che i soggetti portatori delle mutazioni incriminate, devono essere considerati come soggetti “a rischio”, poiché questo tipo di test non da alcuna certezza sullo sviluppo della malattia.

LA MIELOPATIA DEGENERATIVA (DM)
PRIMI DATI DELLO STUDIO AMERICANO (Agosto 2011)
CONSIGLI CIABS SULLE MIELOPATIA DEGENERATIVA

E’ a disposizione anche in Italia il test per la Mielopatia Degenerativa del Bovaro del Bernese.

I laboratori che effettuano il test sono:

E’ necessario seguire le procedure richieste che troverete segnalate sul sito dei laboratori

la mielopatia degenerativa (DM)

La mielopatia degenerativa è stata descritta per la prima volta come una specifica malattia neurologica, degenerativa e progressiva circa 30 anni fa.

Da allora, molto è stato fatto per capire i processi coinvolti in questa malattia e nel suo trattamento.

Sono diverse le razze che ne vengono colpite, soprattutto di grande taglia, ma è nel pastore tedesco che sembra esserci una particolare predisposizione ed è in questa razza, e nei suoi incroci, che sono stati condotti la maggior parte degli studi.

La mielopatia degenerativa insorge dopo i 5-6 anni di età e si manifesta come una progressiva perdita di coordinazione degli arti posteriori e una debolezza che va via via aumentando nel tempo fino ad arrivare alla paralisi degli arti posteriori. La causa di questo è il deterioramento delle strutture nel midollo spinale che sono responsabili della conduzione degli impulsi nervosi (più specificamente, la perdita di mielina e la degenerazione degli assoni nella materia bianca). Sebbene queste alterazioni si possano ritrovare in tutto il midollo spinale, le forme più severe vengono localizzate nella regione posteriore (regione toraco-lombare). La causa di queste alterazioni non è nota, ma ci sono evidenze che si possa trattare di una inappropriata risposta immunitaria. Clinicamente, le manifestazioni sono inizialmente lievi e si deteriorano lentamente. I primi segni della malattia sono debolezza e mancanza di coordinazione degli arti posteriori. Il cane inizia, anche in maniera asimmetrica, con sintomi lievi quali il trascinamento delle unghie e della parte superiore dei piedi a causa dell’incapacità di sollevare completamente i piedi, si consumano le unghie e si possono formare delle ulcere sulla parte superiore del piede; evolve poi in atrofia degli arti e della groppa che costringono il cane a procedere “danzando”; presto il cane perde la percezione degli arti e i garretti cominciano ad “inciampare” uno sull’altro; il cane dimostra difficoltà a girare e la debolezza degli arti si rende più evidente su superfici lisce o scendendo le scale; successivamente il cane comincerà a cadere di lato anche solo camminando in linea retta; dopo un periodo minimo di 6 mesi o massimo di circa 18 mesi, non riuscirà più ad alzarsi in stazione eretta e comincerà a trascinarsi facendo forza sugli arti anteriori. Il cane non dimostra dolore e all’inizio mantiene lo stimolo di urinare e defecare, capacità che va diminuendo fino a sfociare nell’incontinenza con il procedere della paralisi. La storia naturale della malattia progredisce agli arti anteriori e al tronco cerebrale.

I sintomi all’inizio sono così subdoli tanto da far pensare ad altre patologie più tipiche dei cani di media e grossa taglia e non più giovani, quali per esempio la displasia dell’anca o l’artrosi. Oltre a ciò, esistono anche altre malattie quali tumori spinali, patologie discali, discospondiliti, mieliti o altre malattie neurologiche progressive che possono confondere una corretta diagnosi, avendo tutte in comune una riduzione della funzionalità degli arti posteriori. E’ importante quindi una diagnosi differenziale che escluda tutte le altre ipotesi, eseguita tramite un’attenta valutazione della storia clinica e un esame neurologico al quale si evidenzieranno anomalie compatibili con lesione del neurone motore superiore nella regione T3-L3 (toraco-lombare), diminuita propriocezione degli arti posteriori, iperriflessia patellare e presenza del riflesso estensore crociato. Sono utili degli esami del sangue (emocromocitometrico e profilo biochimico), anche se spesso si presentano normali, una mielografia della colonna vertebrale (tratto toraco-lombare) e un esame del liquido cerebrospinale.

Una volta diagnosticata, la Mielopatia Degenerativa non ha purtroppo una terapia risolutiva, ma se ne può ritardare la progressione agendo in maniera combinata con: esercizio fisico, integrazione alimentare con vitamine, farmaci e minimizzazione dello stress. Riconoscere in tempo la malattia significa agire in tempo e questo consente di rallentare l’inesorabile progressione.

L’esercizio fisico deve essere graduale e guidato per massimizzare il tono muscolare e mantenere una buona circolazione sanguigna. Questo consente di combattere l’atrofia muscolare. L’importante è non lasciare il cane libero di muoversi in giardino, ma impostare un’attività aerobica per 30 min 2 volte la settimana e 1 ora una volta la settimana e prevedere riposo nei giorni liberi per consentire il recupero fisico.

Anche un adeguata integrazione vitaminica può aiutare. Si consigliano 200UI di Vitamina E al giorno (che svolge un’attività anti-infiammatoria non steroidea) e Vitamina B ad alte dosi ogni 12 ore.

Dal punto di vista del trattamento farmacologico, sembra esserci un solo farmaco ad aver dimostrato efficacia nel 15-20% dei casi: l’acido aminocaproico. Se ne consiglia la somministrazione con un complesso minerale-vitaminico.

Alcuni soggetti traggono da tutto questo del beneficio, comunque sia però, prima o poi ci si trova ad affrontare la realtà di un cane con gli arti posteriori paralizzati, ancora vigile e per quanto limitatamente alla condizione, mobile e attivo.

Gestire un cane paralizzato non è facile, ma è possibile, con alcuni accorgimenti, adattare la casa e il luogo dove vive alle sue esigenze, così come è possibile una “sedia a rotelle” appositamente pensata per soggetti in queste condizioni, per poter loro permettere di camminare, correre e passeggiare con il proprietario. Possono condurre in queste condizioni una vita normale e felice per diverso tempo, che sarebbe loro sottratto in caso di eutanasia, scelta che per molti veterinari e/o proprietari appare come unica soluzione.

Informazioni e consigli pratici su come affrontare la mielopatia degenerativa ad uno stadio avanzato o consigli dietetici e terapeutici per rallentarne la progressione, si possono trovare sul sito del Club Americano del Bovaro del Bernese, www.bmdca.org da dove questo articolo è stato tratto.

Sempre sullo stesso sito sono anche disponibili informazioni su un test del DNA per il gene della Mielopatia Degenerativa che l’OFA (Orthopedic Foundation for Animals) mette a disposizione di veterinari ed allevatori per un numero limitato di razze, tra cui il Bovaro del Bernese.

Ricercatori dell’Università del Missouri hanno recentemente identificato una mutazione del DNA che costituisce il maggiore fattore di rischio per lo sviluppo della Mielopatia Degenerativa.

Il test identifica chiaramente soggetti “Puliti” (con 2 coppie normali del gene), soggetti “Portatori” (con una coppia normale del gene e una coppia mutata del gene), e soggetti ad “Alto Rischio” di sviluppare la MD (2 coppie mutate del gene). Avere entrambe le coppie mutate del gene non significa comunque necessariamente essere affetti dalla malattia.

I proprietari di soggetti “Portatori” e “A Rischio” sono incoraggiati a condividere questa informazione con i loro veterinari e a tenerne in debito conto qualora fossero intenzionati ad usarli come riproduttori.

scarica

primi dati dello studio Americano (Agosto 2011)

Nel 2008 è iniziato lo studio per testare l’incidenza della mielopatia degenerativa (DM) nel Bovaro del Bernese. Il Club Americano del Bovaro del Bernese (www.bmdca.org) ha sottoposto al test una popolazione casuale composta da 1.112 Bovari del Bernese.

I dati dello studio hanno evidenziato la situazione che indichiamo di seguito:

 

Soggetti Puliti * Soggetti ad alto rischio ** Soggetti Portatori ***
429 179 504
38,6% 16% 45,4%
38,6%
61,4%

* con 2 coppie normali del gene

** con 2 coppie mutate del gene

*** con una coppia normale del gene e una coppia mutata del gene

NB: Avere entrambe le coppie mutate del gene non significa comunque necessariamente essere affetti dalla malattia.

I dati sono stati ricavati dai risultati del test del DNA per il gene della Mielopatia Degenerativa che l’OFA (Orthopedic Foundation for Animals) mette a disposizione di veterinari ed allevatori per un numero limitato di razze, tra cui il Bovaro del Bernese.

I proprietari di soggetti “Portatori” e “A Rischio” sono incoraggiati a condividere questa informazione con i loro veterinari e a tenerne in debito conto qualora fossero intenzionati ad usarli come riproduttori.

Informazioni e consigli pratici su come affrontare la mielopatia degenerativa ad uno stadio avanzato o consigli dietetici e terapeutici per rallentarne la progressione, si possono trovare sul sito del Club Americano del Bovaro del Bernese, www.bmdca.org da dove questo articolo è stato tratto.

 

 

Share